Giovedì 24 settembre Cosa è la grafologia e dove si applica
Mercoledì 7 ottobre L’Autopsia Psicologica
Lunedì 19 ottobre
Lunedì 9 novembre

Giovedì 24 settembre Cosa è la grafologia e dove si applica
Mercoledì 7 ottobre L’Autopsia Psicologica
Lunedì 19 ottobre
Lunedì 9 novembre
Quando si parla di grafologia, molte persone pensano immediatamente all’analisi della personalità oppure alla verifica dell’autenticità di una firma o di un testamento. In realtà, lo studio della scrittura comprende ambiti molto più vasti e può offrire un contributo importante non soltanto nel settore forense, ma anche in quello psicologico, clinico, medico, scolastico e preventivo.
Desidero, tuttavia, fare subito una precisazione per me fondamentale: io non mi occupo di grafologia intesa in senso generico, ma applico la *Psicologia della scrittura elaborata da Marco Marchesan*, del quale sono stata allieva diretta.
La Psicologia della scrittura considera il gesto grafico come un comportamento umano complesso. Scrivere non significa semplicemente riprodurre delle lettere. Nella scrittura intervengono contemporaneamente il cervello, il sistema neuromotorio, la memoria, l’attenzione, le emozioni, l’esperienza personale e il rapporto che ciascuno di noi ha costruito con lo spazio, con il movimento e con gli altri.
Nel corso dei miei interventi a Canale 122 cercherò quindi di far conoscere la scrittura da diverse prospettive, spiegando che cosa possa realmente offrire la sua analisi, ma anche quali siano i suoi limiti e le necessarie cautele metodologiche.
Un importante riconoscimento è giunto con il decreto ministeriale 4 agosto 2023, n. 109, emanato nell’ambito dell’attuazione della riforma Cartabia. Il decreto ha inserito formalmente nell’Albo dei consulenti tecnici d’ufficio la categoria della *Grafologia forense*, distinguendo tre settori di specializzazione: l’analisi e comparazione della grafia, la firma grafometrica e la grafologia dell’età evolutiva.
L’analisi e comparazione della grafia riguarda l’accertamento dell’autografia di firme, testamenti, lettere anonime e altri documenti manoscritti. La firma grafometrica riguarda invece l’esame dei dati biometrici dinamici registrati durante l’esecuzione della firma, come il tempo, la velocità, il ritmo, le pause e, quando rilevabile, la pressione esercitata. La grafologia forense dell’età evolutiva prende in considerazione le produzioni grafiche e scrittorie di bambini e adolescenti nei contesti nei quali sia necessaria una specifica competenza sullo sviluppo psicologico.
La scrittura, tuttavia, non entra soltanto nelle aule dei tribunali. Essa può essere studiata anche in ambito clinico e medico, perché costituisce il risultato visibile di un’attività nella quale confluiscono funzioni cognitive, motorie, percettive ed emotive.
Un settore particolarmente interessante e in espansione è quello della cosiddetta grafologia medica. Alcune università e diversi gruppi di ricerca stanno studiando le modificazioni della scrittura che possono accompagnare l’invecchiamento e alcune malattie neurologiche o neurodegenerative. L’obiettivo non è certamente quello di formulare una diagnosi attraverso la sola scrittura, ma di verificare se determinati cambiamenti del gesto grafico, valutati insieme agli esami clinici e strumentali, possano costituire segnali meritevoli di approfondimento o strumenti utili per monitorare nel tempo l’evoluzione di una condizione patologica.
Questo ambito assume particolare rilievo anche nelle consulenze sui testamenti. In tali casi è necessario distinguere le modificazioni compatibili con l’età, la malattia, l’assunzione di farmaci o la fragilità neuromotoria da quelle che potrebbero essere riconducibili a imitazione, falsificazione, costrizione, sostegno o guida della mano.
La scrittura, da sola, non consente di stabilire se una persona fosse capace di intendere e di volere. Può però fornire elementi tecnici importanti, purché siano confrontati con le scritture precedenti e coeve, con la documentazione sanitaria e con tutti gli altri dati disponibili.
Tra gli ambiti nei quali lavoro da molti anni vi è anche l’*autopsia psicologica*, che consiste nella ricostruzione retrospettiva delle condizioni psicologiche, emotive e relazionali di una persona deceduta. Può essere utilizzata nell’ambito di indagini relative a morti dubbie, ma anche nella rilettura dei cosiddetti cold case.
In questo tipo di ricostruzione possono essere esaminati diari, lettere, appunti, disegni, comunicazioni digitali e altri documenti personali, mettendoli in relazione con le testimonianze, la storia clinica e i dati investigativi. Anche vicende storiche come quelle di Jack lo Squartatore o del cosiddetto Zodiac Killer mostrano quanto una traccia scritta possa assumere rilevanza investigativa. Allo stesso tempo, questi casi insegnano quanto sia necessario procedere con cautela, perché prima di interpretare uno scritto occorre verificarne, per quanto possibile, l’autenticità e l’effettiva provenienza.
L’autopsia psicologica non deve costruire certezze che i dati non consentono. Il suo compito è individuare collegamenti, ricostruire un’evoluzione temporale e formulare ipotesi motivate, offrendo agli investigatori una lettura integrata dei diversi elementi disponibili.
Un’attenzione particolare sarà dedicata anche alla scuola, al bullismo e al cyberbullismo. I quaderni non contengono soltanto esercizi, temi e valutazioni. Conservano anche la storia grafica del bambino e dell’adolescente.
Quando vengono osservati nel loro sviluppo temporale, possono mostrare cambiamenti nel ritmo, nella pressione, nell’occupazione dello spazio, nelle dimensioni della scrittura, nell’organizzazione del testo e nella qualità complessiva del gesto grafico. Un singolo segno non permette di formulare conclusioni, ma una modificazione significativa e persistente può rappresentare un elemento da mettere in relazione con il comportamento, il rendimento scolastico, le relazioni familiari e il contesto sociale del ragazzo.
Gli insegnanti valutano giustamente il contenuto cognitivo degli elaborati, ma potrebbero essere aiutati anche a riconoscere alcuni cambiamenti nel modo in cui un alunno scrive, disegna e organizza la pagina. Non si tratta di trasformare gli insegnanti in psicologi o grafologi, ma di sviluppare una maggiore capacità di osservazione, affinché eventuali segnali di disagio non vengano ignorati.
In questo contesto riporterò anche la mia ricostruzione della vicenda della Columbine High School attraverso i diari e gli scritti lasciati dai ragazzi coinvolti. L’analisi di quei documenti permette di seguire un’evoluzione nel tempo e di domandarsi quali segnali avrebbero potuto essere riconosciuti prima e quali interventi educativi, psicologici o istituzionali avrebbero potuto essere attivati.
Non possiamo affermare, con il senno di poi, che una tragedia sarebbe stata certamente evitata. Possiamo però riflettere su quanto sia importante non fermarsi soltanto alle parole contenute in uno scritto, ma osservare anche il modo in cui la scrittura cambia nel tempo e ciò che tale cambiamento può suggerire all’interno di una valutazione più ampia.
Il filo conduttore dei miei interventi sarà quindi la scrittura intesa non come un oracolo e neppure come uno strumento capace di leggere magicamente nella mente delle persone, ma come una traccia complessa del comportamento umano, da esaminare con metodo, esperienza, prudenza e responsabilità.
Attraverso la Psicologia della scrittura di Marco Marchesan cercherò di mostrare come questa traccia possa diventare uno strumento di conoscenza, di indagine e soprattutto di prevenzione. Perché, talvolta, la scrittura riesce a manifestare un cambiamento o una sofferenza prima ancora che la persona trovi le parole per raccontarli.