Diamo voce a Paolo

Paolo Mendico

La morte di Paolo Mendico, ragazzo di 14 anni residente a Santi Cosma e Damiano (provincia di Latina), avvenuta l’11 settembre 2025, ha suscitato un’ampia attenzione mediatica e istituzionale in Italia. La presente ricostruzione sintetizza gli elementi di fatto conosciuti fino a gennaio 2026, le dinamiche riferite alle condizioni personali e scolastiche del ragazzo, le iniziative investigative e amministrative avviate, e gli sviluppi successivi nell’ambito della responsabilità scolastica e penale.

Il fatto
Paolo Mendico si è tolto la vita nella sua abitazione di Santi Cosma e Damiano (Latina) nella mattina dell’11 settembre 2025, poche ore prima dell’inizio dell’anno scolastico presso l’Istituto Tecnico «Pacinotti», sede distaccata di Fondi, dove avrebbe iniziato il secondo anno di istruzione superiore. La morte è stata accertata come suicidio e il ragazzo aveva 14 anni all’atto del gesto.

Contesto scolastico e denunce familiari
Secondo le dichiarazioni dei genitori e i resoconti giornalistici, Paolo avrebbe subito atti di bullismo reiterati sin dall’età scolastica elementare. Episodi di offese verbali, scherni fisici e comportamenti di esclusione sociale sono stati riportati dalla famiglia e sono emersi anche in indagini giornalistiche. In alcuni casi, i compagni avrebbero utilizzato epiteti offensivi basati su stereotipi e caratteristiche personali del ragazzo.

La famiglia aveva formalmente segnalato tali episodi alla scuola e alle autorità competenti, evidenziando anche la percezione di una gestione inadeguata delle segnalazioni da parte del personale scolastico.

Indagini giudiziarie e amministrative
La Procura di Cassino ha aperto un fascicolo d’indagine per il reato di istigazione al suicidio, con specifico approfondimento delle dinamiche relazionali tra il ragazzo e i suoi compagni di classe. In parallelo, la Procura per i minorenni di Roma ha avviato accertamenti per valutare eventuali responsabilità di terzi, con richieste di sequestri di dispositivi elettronici e analisi di chat e comunicazioni.

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha disposto ispezioni presso l’istituto scolastico frequentato da Paolo. Dalle verifiche è emersa la mancata attivazione piena dei protocolli previsti per la prevenzione e il contrasto al bullismo e alle dinamiche di esclusione sociale in classe. In esito alle ispezioni, sono stati avviati procedimenti disciplinari a carico di alcuni membri del corpo docente e amministrativo, tra cui la sospensione per tre giorni della dirigente scolastica da parte dell’Ufficio Scolastico Regionale, decisione poi oggetto di contestazioni sindacali per presunte carenze istruttorie.

Alcuni scatti dalla giornata del 20 Gennaio 2026 “Il rispetto cambia il finale”

Consiglio Regionale del Lazio Sala Mechelli

 

Incarico come Consulente Tecnico

Su incarico della famiglia Mendico, sono stata nominata consulente al fine di procedere all’esame degli scritti autografi di Paolo Mendico mediante il criterio dell’autopsia psicologica. L’attività peritale è specificamente orientata all’analisi sistematica e comparata di tutti i quaderni scolastici del minore, dalla scuola primaria fino alla scuola secondaria di secondo grado, con particolare attenzione alla loro collocazione cronologica, alla continuità grafica e alle eventuali variazioni qualitative e quantitative della scrittura nel tempo.

Tale indagine è finalizzata a comprendere, con metodo scientifico e nel rispetto dei criteri propri della psicologia e della grafologia forense, quale fosse il reale vissuto emotivo, affettivo e relazionale di Paolo nelle diverse fasi del suo sviluppo, nonché a individuare eventuali indicatori di disagio progressivo, sofferenza psichica o stati emotivi incompatibili con una lettura meramente contingente del gesto suicidario.

Dall’analisi complessiva del materiale manoscritto emergerà una relazione tecnico-scientifica, redatta secondo i criteri della prassi peritale e fondata su dati oggettivi e osservabili, che sarà successivamente depositata presso la Procura competente, quale contributo alla ricostruzione del profilo psicologico del minore nel periodo antecedente l’evento.

Cosa è l’autopsia psicologica quando si usa e a cosa serve

Questa la mia traccia: Scrittura, autopsia psicologica e analisi post-evento: il valore clinico–forense dei manoscritti

Nei casi di suicidio adolescenziale, l’autopsia psicologica rappresenta uno strumento imprescindibile per la ricostruzione del funzionamento psichico del soggetto nel periodo antecedente l’evento. Essa non si limita all’analisi delle variabili individuali, ma si estende alla lettura del contesto relazionale, educativo e istituzionale entro cui il disagio si è strutturato e ha trovato – o non ha trovato – possibilità di contenimento. In questo processo ricostruttivo, la scrittura assume un ruolo centrale, configurandosi come una delle fonti più sensibili e meno mediate del vissuto interno.

Dal punto di vista clinico–forense, la scrittura pre-evento (temi scolastici, diari, appunti, messaggi, elaborati spontanei) costituisce un materiale di straordinario valore per individuare indicatori di sofferenza progressiva, vissuti di impotenza, sentimenti di annullamento identitario e fantasie di scomparsa. In molti casi, tali elementi risultano presenti ben prima dell’evento suicidario, ma non vengono riconosciuti come segnali clinicamente significativi. La loro successiva emersione in sede di autopsia psicologica solleva interrogativi rilevanti non solo sul piano diagnostico, ma anche su quello delle responsabilità educative e istituzionali.

La scrittura post-evento – biglietti di addio, messaggi finali, ultime produzioni scritte – non può essere letta come un atto improvviso o isolato, ma come l’esito di un processo psichico che si è strutturato nel tempo. In questa prospettiva, essa non rappresenta la “causa” del gesto, bensì la sua cristallizzazione simbolica. Dal punto di vista grafologico e clinico, tali scritti mostrano spesso una coerenza interna con i segnali già presenti nelle produzioni precedenti: rigidità del tratto, impoverimento energetico, chiusure spaziali, frammentazione del ritmo, oppure, al contrario, un controllo formale eccessivo che maschera un collasso emotivo imminente.

L’autopsia psicologica, integrata con l’analisi della scrittura, consente dunque di ricostruire una continuità narrativa del disagio, smontando la rappresentazione difensiva dell’evento come imprevedibile o improvviso. In molti casi, ciò che emerge è una lunga sequenza di segnali ignorati, minimizzati o interpretati in modo riduttivo. La scrittura diventa così non solo una fonte di conoscenza post-hoc, ma anche un atto di accusa silenzioso nei confronti di un sistema che non ha saputo – o voluto – leggere.

Dal punto di vista forense, questa integrazione ha implicazioni rilevanti. L’esistenza di produzioni scritte contenenti indicatori di disagio non intercettati può assumere rilievo nella valutazione delle condotte omissive di chi era tenuto alla vigilanza, alla tutela e all’ascolto del minore. Non si tratta di attribuire alla scrittura un valore predittivo assoluto, ma di riconoscerle la funzione di indicatore clinico documentabile, che, se correttamente interpretato, avrebbe potuto attivare interventi di supporto e prevenzione.

In questo senso, la scrittura, sia pre-evento sia post-evento, si colloca al crocevia tra clinica e diritto. Essa testimonia non solo il dolore del soggetto, ma anche la qualità – o la mancanza – della risposta adulta. Ignorarla in vita e leggerla solo dopo la morte rappresenta una delle contraddizioni più drammatiche dei sistemi educativi contemporanei. L’autopsia psicologica, quando integra la lettura dei manoscritti, restituisce questa verità scomoda: il gesto estremo non nasce nel silenzio, ma dentro un silenzio che è stato costruito nel tempo.

Integrare sistematicamente l’analisi clinico-grafologica della scrittura nei protocolli di prevenzione e nelle pratiche di valutazione post-evento significa, quindi, assumere fino in fondo la responsabilità di ascoltare ciò che i ragazzi spesso riescono a dire solo scrivendo. Significa riconoscere che, in molti casi, la scrittura non è stata soltanto un’espressione individuale, ma una richiesta d’aiuto rimasta senza risposta.

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